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25.04.2010
CANTU' - Se ogni ferro valesse un punto, l’Aurora Ugf sarebbe campione d’Italia. Purtroppo, o per fortuna, così non è e il titolo italiano 2010 è stato conquistato dai Delfini di Vicenza al termine di una gara infuocata e tesissima, conclusasi 25-21 per i padroni di casa. Le Final four di minibasket, organizzate a Vicenza il 24 e 25 aprile, quest’anno hanno sovvertito anche la maledizione che voleva perdente la società organizzatrice.
Dopo aver sbaragliato Verona (41-14) e Bologna (14-47) nella giornata di sabato, l’Aurora è inciampata proprio nella finale decisiva contro i rivali di sempre. Molta, troppa tensione ha paralizzato le mani e le teste dei brianzoli, ritrovatisi improvvisamente poco concreti in attacco. A tenere alta l’attenzione di Cantù ci ha pensato Luca Cantamessa (12 punti), incoronato a fine gara l’Mvp delle Final Four per la grinta e la determinazione mostrate soprattutto nel match che valeva il tricolore.
Sono indubbiamente mancati i punti di Alessandro Nava e di Ludovico Forte, di solito terminali offensivi inarrestabili. Dal canto suo Vicenza ha messa anima in una gara che voleva a tutti i costi vincere per ripagare gli applausi del pubblico casalingo. Non irresistibile ma molto concreta nel mettere a segno i canestri decisivi, Vicenza ha strappato il titolo italiano all’Aurora per la terza volta nella sua storia.
"Siamo entrati in campo con una eccessiva tensione – ha ammesso il coach dell’Aurora Giovanni Cantamessa – accompagnata forse dall’idea che questo titolo potesse essere alla nostra portata e un po’ ci spettasse. Invece ogni partita va giocata sul campo. I ragazzi hanno dato il massimo, e questo va riconosciuto loro: sono un gruppo straordinario e hanno dimostrato cosa significa giocare a basket in carrozzina. Credo che il pubblico se ne sia accorto. Una sconfitta ci sta, di certo non intaccherà il nostro morale e soprattutto l’idea che stiamo lavorando molto bene per far crescere i giovani talenti di domani".
Già, perché la vera vittoria dell’Aurora sta tutta in una bandana stelle e strisce che i banditi canturini hanno calzato dal primo all’ultimo minuto di gioco in onore di Paolo Crespi, il giovane esordiente del basket in carrozzina che in queste settimane sta nuovamente lottando per la sua partita più difficile, quella contro il ripresentarsi di un tumore dopo l’osteosarcoma al ginocchio che meno di due anni fa l’aveva portato a scrivere il libro "Vado a farmi la chemio e torno" (Rizzoli).
Titan Paul, così si fa chiamare dopo l’operazione che gli ha impiantato un ginocchio "bionico", per la prima volta in una competizione ufficiale ha infilato la maglia biancoblu dell’Aurora, realizzando uno score personale di 14 punti complessivi. Il 15enne di Venegono, oltre ai centimetri e a un promettente talento, ha portato sul parquet la lezione più importante: credere nei propri obiettivi e non mollare mai.
"Mi sarebbe piaciuto vincere questo scudetto e portare a casa definitivamente il trofeo Antonio Maglio – ha ammesso il patron di Briantea Alfredo Marson – è inutile negarlo. Ma sono altrettanto convinto che questi ragazzi siano eccezionali e le emozioni che mi hanno regalato in questi due giorni, sia a livello sportivo che umano, mi ripagano di ogni momentanea delusione. La nostra vittoria quotidiana è credere in un progetto importante e trovare ogni anno i mezzi per portarlo avanti, superandoci ogni volta. Se fosse facile, lo farebbero tutti. Invece mi rendo conto che in Italia una mentalità realmente orientata verso i giovani è ancora lontana dal radicarsi. Noi andiamo avanti a dispetto di tutto, abbiamo ben chiaro cosa vogliamo e come ottenerlo. Quest’anno non siamo i Campioni d’Italia, è vero, ma in fondo non ci servono titoli per capire il valore di ciascuno dei miei ragazzi".
E così anziché lo scudetto tricolore, quest’anno nella bacheca della Briantea sarà appesa una bandiera americana. E nessuno penserà che si tratta di un trofeo di minore valore.
Autore: Silvia Galimberti
Fonte: Associazione Sportiva Briantea84 Cantù
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